Luogo di nascita: Bologna
Data di nascita: 1490 ca.
Luogo di morte: Bologna
Data di morte: 1530
Ambito di attività: Bologna 1525-1526
Qualifica: Scultrice
Periodo: Umanesimo e Rinascimento
Scultrice bolognese, figlia di Girolamo de' Rossi, nata intorno al 1490.
Nel 1514 risulta un suo acquisto di una proprietà terriera con edifici a Caselle, fuori Bologna, poi rivenduta nel 1516: a questa data Properzia risulta "maggiore di venticinque anni". Nel 1518, insieme a Dionisio Castelli, finanzia la ristruttarazione di un edificio posto sotto la parrocchia di San Lorenzo, mentre nel 1520 viene processata insieme ad Anton Galeazzo Malvasia, del quale è definita “concubina”, per aver distrutto ventiquattro piedi di vite e un albero di marasca nell’orto del vellutaio milanese Francesco di Stefano Crivelli, suo vicino di casa (Mazzoni Toselli 1868, II, pp. 102-103). Successivamente Properzia acquista l'abitazione di Crivelli, la affitta allo stesso per poi chiedergli di liberarla a contratto ormai scaduto (1523).
Nuovamente nel 1525 risulta coinvolta con il pittore Domenico Francia nell’accusa per l’aggressione nottetempo del pittore Vincenzo Miola (Mazzoni Toselli 1868, II, p. 118), in favore del quale interviene a testimoniare Amico Aspertini che, a detta di Vasari invidioso di Properzia, si adopera per screditarla fino ad ottenere che “il suo lavoro” per la chiesa di San Petronio, “le fu pagato un vilissimo prezzo”. Il racconto vasariano è funzionale alla caratterizzazione delle personalità "iirequiete" di Aspertini e di Properzia: secondo l'aretino nella formella di Properzia per San Petronio pagata il "vilissimo prezzo" (e mai posta in opera) la scultrice, all'epoca sposata, avrebbe narrato attraverso l'episodio biblico di Giuseppe e la moglie di Putifarre un suo infelice amore extraconiugale.
Eseguita tra il 1525 e il 1526, la formella, oggi conservata presso il Museo di San Petronio, documenta la partecipazione di Properzia a quello che al tempo era il principale cantiere della città, dove erano attivi i più importanti artisti del momento: Aspertini, Tribolo, Alfonso Lombardi, Girolamo da Treviso. Per quanto la formazione dell'artista resti ignota - il collegamento con Domenico Francia potrebbe segnalare un contatto con la bottega dei Raibolini - l'alta qualità della formella mostra la scultrice aggiornata sul modello iconografico di Giulio Romano affrescato nel cantiere delle Logge di Raffaello (divulgato attraverso l'incisione di Marcantonio Raimondi), in un'interpretazione formale dove la lezione romana oscilla tra l'equilibrio di Raffaello e l'energia plastica di Michelangelo. Un'opera che identifica Properzia come la perfetta rappresentante di quelle donne che "né si son vergognate, quasi per torci il vanto della superiorità, di mettersi con le tenere e bianchissime mani nelle cose mecaniche e fra la ruvidezza de’marmi e l’asprezza del ferro, per conseguir il desiderio loro e riportarsene fama", secondo le parole di Vasari.
La lode di Vasari si indirizza allora verso altri lavori della scultrice, che per il loro virtuosismo appaiono più consoni al ruolo sociale della donna artista: "e perciòch’era di capriccioso e destrissimo ingegno, si mise ad intagliar noccioli di pesche, i quali sì bene econ tanta pazienza lavorò, che fu cosa singulare e maravigliosa il vederli". Di questi è identificato soltanto lo Stemma della famiglia Grassi del Museo Civico Medievale di Bologna, con undici noccioli d'albicocca intagliati con figure di santi, apostoli e martiri e incastonati nello stemma eseguito in filigrana d'argento.
Muore nel 1530: Clemente VII, giunto a Bologna per l'incoronazione di Carlo V (24 febbraio 1530) non poté inconrarla, perché era morta da pochi giorni (Vasari).
M. Oretti, Notizie de' Professori del Dissegno cioè Pittori, Scultori ed Architetti bolognesi e de’ forestieri di sua scuola, 1760-1780, ms. B 123, 348-351, Bologna, Biblioteca Comunale dell’ Archiginnasio :
"Properzia de' Rossi
Scultrice Bolognese, fiorì nel 1533.
Viene celebrata da molti Scrittori questa Virtuosa Donna Bolognese, e segnatamente dall’ Orlandi nelle Notizie dei Scrittori Bolognesi col dire, Properzia de’ Rossi Sonatrice, Cantatrice, Intagliatrice in rame e Scultrice. In piccoli nocciuoli di persiche intagliò tutta la passione di Christo, in marmo scolpì due Angioli. Il ritratto del Co. Alessandro Pepoli e la storia di Gioseffo ilustrò che fugge dalla moglie di Putifarre, la quale si vede tra le sculture che adornano una delle tre Porte, che sono nella facciata della Chiesa di San Petronio di Bologna. Fu Donna bellissima e virtuosa non solamente in queste arti, ma in molte scienze, onde non solo le Donne, ma tutti gli uomini li ebbero invidia (sono parole del Vasari nelle Vite dei Pittori, parte 3 volume primo fol. 177). La fama di Donna tanto singolare giunse alla notizia di Papa Clemente VII, il quale coronato che ebbe l’ Imperatore Carlo V in Bologna l’anno 1534 fece ricercare di Lei, ma non senza suo rammarico, intese essere stata sepolta pochi giorni avanti nella Chiesa dello Spedale di Santa Maria della Morte. Così appunto la descrive nell’Abecedario Pittorico fol. 129 e nelle Notizie degli Scrittori Bolognesi alla pagina 239.
Il Vizzani nella Storia di Bologna, Libro X foglio I. dice morì Properzia Rossi gentildonna Bolognese la quale per le maravigliose opere in duro marmo da lei con dotta mano intagliate, meritò di essere celebrata fra i più degni scultori della sua Arte età.
Morì questa virtuosa Scultrice l’anno 1530, verso la fine del Mese di Febbraio, così riferisce il Ranieri nella sua Storia degli Uomini e Donne Illustri, Libro terzo della parte seconda, folio 25.
In S. Petronio vi sono quattro pezzi di storie tra le quali è singolare la Istoria dell’innamoramento della moglie di Putifarre e Gioseffo che se ne fugge ed Essa li toglie la veste, e queste dovevansi collocare nella Porta laterale verso la Chiesa della Morte ma di presente vedonsi d.e sculture nella Camera del Notaio di d.a Chiesa.
Fece ancora due Angioli di marmo di grandissimo rillievo e questi sono collocati nell’ornamento di d.a porta. Vi é ancora un busto d’uomo operato in marmo creduto di sua mano.
Chiesa della Madonna del Baraccano, all’altar magg.e le due marmoree colonne, ed arco superbamente di sua mano scolpite, degne di perpetua fama.
Casa Pepoli, il ritratto del Conte Guido padre del Conte Alessandro, anch’esso scolpito in marmo.
Casa Grassi, vedonsi undici nocciuole di persico rappresentanti, da una parte gli Apostoli, d’altra diverse Vergini, in oltre una Crocetta di legno con certi scomparti nelli quali sono intagliate le teste di Gesù Christo, di Maria Vergine, ed altri Santi, il tutto artificiosamente legato in Aquila di filograna d’argento.
Intagliò in una Nocciuola di Persico un Preseppio che é un mirabilissimo lavoro.
Nel Palazzo Bolognini da S. Stefano fece in macigno delli bellissimi capitelli nel Portico, altri di Mastro Iacopo della Nave, e di Andrea Formigine e li sculpì l’anno 1525, come di tal anno ne appare la memoria nella Facciata di d.o Pal.o.
Epitafio fatto da Vincenzo di Buonacorso Pitti citato dal Vidriani fol. 37 cioè
Fero splendor di due begl’occhi accrebbe
Già marmi a’ marmi, o’ stupor nuovo e strano
Rovidi marmi delicata mano
Fea dianzi vivi, ahi Morte invidia si hebbe.
Giulio Cesare Croce nelle sue Poesie La Gloria delle Donne stampa di Bartol.o Cochi, 1620 al foglio 20
Fu Properzia de Rossi si fondata
Nella Scultura e si famosa e chiara
Ch’ancora l’opra sua si mira e guata,
Come cosa stupenda, unica e rara:
Onde in quei tempi molto fu stimata.
Molti scrittori hanno lodata la Properzia Rossi, cioè:
il Vizzani, Storia di Bologna, Libro X fol.1
l’Alidosio, Instruzioni delle cose notabili della Città di Bologna, al foglio 147
Giulio Cesare Croce nelle sud.e Poesie cioè La Gloria delle Donne, fol. 20.
il Malvasia, Felsina Pittrice, parte quarta, fol. 454
il Bumaldo, Minervalia Bonon., fol. 251, 149
l’Achillini nel suo Viridario, fol. 251
Masini, Bologna Perlustrata, fol. 637
l’Orlandi, Abecedario Pittorico, stampa di Venezia, fol. 438
il medesimo, Notizie delli Scrittori bolognesi, fol. 239
Zannotti, Vite de’ Pittori bolognesi, fol. 27 p. I
Roberti, Oraz.e in Lode della Pittura, fol. 27
Gioan Antonii, Storia del Baraccano, fol. 91 e nella tavola fol. 150
Petracchi, Oraz.e per la Pittura, fol. 19
Ranieri, Degli Uomini e Donne Illustri, Lib. 3, p. II, fol. 25
il Giulianelli nelle Memorie degli Intagliatori moderni di pietre dure, cammei e gioie. stampa di Livorno 1768 f. 136".
M. Oretti, Notizie de’ Professori del Dissegno cioè Pittori, Scultori ed Architetti bolognesi e de’ forestieri di sua scuola, 1760-1780, ms. B 124, 248-250, Bologna, Biblioteca Comunale dell’ Archiginnasio:
"(c. 248)
Sonatrice, Cantatrice, Intagliatrice e Scultrice Bolognese, le di cui manifatture vedonsi nelli ornamenti d’una porta di S. Petronio verso la Chiesa della Morte, fece Ritratti, Statue e scolpì bassi rilievi, intaglio nocciuole di persico figurine con ben mosse che è uno stupore il vederle. In Casa Grassi vedonsi undici delle sudette nocciuole rappresentanti da una parte gli Apostoli, dall’altra diverse Vergini. In oltre una Crocetta di legno con certi scomparti nelli quali sono intagliate le teste di Gesù Christo, di Maria Vergine; ed altri Santi, (249) il tutto artificiosamente legato in Aquila di filograna d’argento.
Nella Chiesa della Madonna del Baraccano, all’ Altar maggiore le due Colonne e l’arco intagliati superbamente in marmo:
in Casa Pepoli, il Ritratto del Co: Guido Padre del Co: Alessandro Pepoli scolpito in marmo:
dicesi che il marmo in un quadro nella porta di S. Petronio già descritta, che rappresenta l’Istoria dell’innamoramento della moglie del Mastro di Casa del Re Faraone, con Gioseffo che se ne fugge, ed Essa gli toglie la veste quale lavoro é di basso rilievo, e vi sono ancora due Angioli di grandissimo rillievo: la fama di questa donna giunse all’orecchio di Papa Clemente VII il quale coronato che ebbe Carlo V in Bologna l’anno 1533 fece ricercare di Lei, ma non senza suo rammarico, intese essere stata sepolta pocchi giorni avanti, (250) nello Spedale di S.a Maria della Morte. Dell’ opere sue ne fanno onorata memoria molti autori e massime il Borghini a fol. lib. III 348-349. Lanzi fol. 37
Vasari, parte terza, libro primo, fol. 176-177.
Masini, fol. 637. Pomp. Vizzani L. II Hist. Bononie
Malvasia, parte quarta fol. 454
Orlandi, fol. 374. Alidosio nel libro dell’Instruzione delle cose notabili di Bologna, fol. 147
Vidriani, fol. 35
Sandrart, fol. 191. Bumaldi, fol. 255
Soprani, fol. 310. Achillini, f. 251
Lomazzo ne’ Grotteschi f. 115. Roberti, f. 27
Zanotti, Vite de’ Pittori, p.1 fol. 27
Properzia Rossi
Epitafio fatto da Vincenzo di Buonacorso Pitti, descritto dal Vidriani fol. 37.
Fero splendor di due begl’occhi accrebbe
Già marmi a’ marmi, o’ stupor nuovo e strano
Ruvidi marmi delicata mano
Fea dianzi vivi, ahi Morte invidia si hebbe.
Giulio Cesare Croce nelle sue poesie La Gloria delle Donne di Giulio Cesare Croce alla Illustrissima et Eccellentissima Sig.a Marchesa di Massa in Bologna per Bartolomeo Cochi al Pozzo Rosso 1620 con licenza de Superiori fol. 20
Fu Properzia de Rossi sì fondata
nella scultura e sì famosa e chiara
ch’ancora l’opra sua si mira e guata,
come cosa stupenda, unica e rara:
onde in quei tempi molto fu stimata.
(note c. 248)
(*) Il Vidriani la fa modenese figlia di Martino Rossi da Modena
il d.o Vidriani fol. 35.
(*) Fiorì nel 1533.
(*) Alidosio. Instruzione delle cose notabili della città di Bologna, fol. 147.
(*) Vizzani, Storia di Bologna, Lib. X f. 1. Dice morì Properzia de’ Rossi gentildonna bolognese la quale per le maravigliose opere in duro marmo da Lei con dotta mano intagliate meritò di essere celebrata fra i più degni scultori della sua età.
(*) Giul. Ces. Croce nella Gloria delle Donne, fol. 20.
(note c. 249)
(*) Giul. Ces. Croce nella Gloria delle Donne. fol. 20.
(*) Intagliò in una nocciola di persico un Preseppio, mirabilissimo lavoro.
(*) Il presente quadretto di marmo é nella Fabbrica di d.a Chiesa e non fu posto in opera ma vedesi nelle d.e camere. Sono dove viveva il Notaro della Pr.a Fabbrica cioè in una camera contigua alla porta del Pavaglione e sono quattro opere mirabilissime, evvi ancora un busto di uomo in marmo che credesi di sua mano.
(*) Morì l’anno 1530 del mese di febbraio intorno alla fine di d.o mese così informa il Rinieri.
(*) Dominici, nel Tomo secondo nella Vita di M.a Angiola Criscuolo, al fol. 321.
(note c. 250)
(*) Petracchi, Oraz.e in lode della Pittura del P. D. Celestino Petracchi, M. Celest.o, Del Pisarri del 1728 fol. 19.
(*) Ranieri, Degli Uomini Illustri Bolognesi, Libro terzo della parte Seconda, Cart. 25.
(*) Lomazzo, Grotteschi nella Tavola fol. 15.
(*) Abecedario Pittorico dell’Orlandi, 438 Venezia 1753, q.o.
(*) Mignani, Oraz.e del Cav.o Gio. B.a Mignani in Bologna, Pisarri in q.o fol. 17.
(*) Macchiavelli, Oraz.e del Dott. Aless.o Machiavelli, in Bo. per Dalla Volpe in q.o fol. 36.
(*) Giovan Antonii fol. 91 Nella Tavola fol. 150".
"Gioacchino Sandrart, Accademia Pictor., Norimberga 1633. Suo ritratto intaglio di Jacomo Sandrart, si legge Properzia de Rossi scultrice Bolognese, lib. II f. 75-175, cap. XXI f. 191
Il suo Ritratto ed Elogio vedesi nel Tomo V della Serie degli Uomini Illustri in Pittura, Scultura, Arch. Stampa di Firenze del 1769, di Gaetano Gambiosi (o Gaudioso) p. 181
L’Ascoso Pitture di Bologna edizione di Giacomo Monti 1686 pag. 237
altra Ed. di Pom. M. Monti 1786 pag. 293
altra del Longhi 1733 pag. 258
Altra Edizione dl 1755 pagine 264-291
altra del detto 1766 pag. 275, 301
altra del 1776 pagine 470, 211, 212, 238
Lo mazzo Gio. Paolo sue Rime, Milano per Paolo Gottardo Ponzio 1589 libro secondo lodata in un sonetto a Caterina Cantona pag. 165
L’Orlandi, Abbecedario Pittorico di Bologna del 1704 pag. 439, 709
altra edizione di Bologna dl 1719 pag. 382
altra di Napoli del 1733 pag. 382
e e nella Edizione di Venezia pag. 438
altra di Napoli 1763 pag. 382
Isac Bullart Accademie des Sciences, et les Arts contenant les Vies et les Eloges Historisques des Homes illustres par Isaac Bullart, a Bruxelles ches Francois Fargens 1682 in folio pag. 375 vi è il suo ritratto della Properzia de Rossi intagliato da Niccolò de Larmessin di Parigi".
BOLOGNA
Chiesa di San Petronio
Giuseppe e la moglie di Putifarre (museo di San Petronio)
Sibille (la prima, la terza, la quarta e la quinta dal basso, pilastrata destra del portale destro della chiesa)
Sibilla (la quarta dal basso, pilastrata sinistra del portale destro della chiesa)
Angeli reggenti i simboli della Passione (la corona di spine e la veste di Cristo) (portale destro della chiesa, probabilmente da identificare con i “due Agnoli di grandissimo rilievo e di bella proporzione” di cui parla Vasari (ed. a cura di Milanesi, p. 77))
Museo Civico Medievale
Stemma della famiglia Grassi: undici noccioli di pesca intagliati inseriti in un’aquila bicipite di filigrana d’argento
Chiesa della Madonna del Baraccano
All’ Altar Magg.e le due marmoree colonne, ed arco superbamente di sua mano scolpite
(Oretti, ms. B 123, 350)
Palazzo Bolognini Amorini Salina (via Santo Stefano)
Fece in macigno delli bellissimi capitelli nel portico...e li sculpì l’anno 1525
(Oretti, ms. B 123, 350; opera da identificare con precisione)
Su un nocciolo (di pesca)... tutta la Passione di Cristo,..., con una infinità di persone, oltra i crucifissori e gli Apostoli (menzionato nella Galleria del palazzo Bonamini-Pepoli di Pesaro (vedi Giuliano Vanzolini, Guida di Pesaro, Pesaro 1864) e, poi, presso il marchese Antaldi , bibliotecario della Olivieriana di Pesaro (Vasari , ed. a cura di Milanesi, p. 75 nota 1).
Al conte Alessandro de’ Peppoli un ritratto di finissimo marmo, dov’era il conte Guido suo padre di naturale (Vasari , ed. a cura di Milanesi, p. 76)
Forse da identificare col bassorilievo in marmo che si conservava nella Villa della Palata di proprietà del marchese Guido Taddeo Pepoli (Fortunati Pietrantonio 1981, p. 176).
Stampe di rame (Vasari, ed. a cura di Milanesi, p. 77)
Sono nel nostro Libro alcuni disegni di mano di costei, fatti di penna e ritratti dalle cose di Raffaello da Urbino (Vasari, ed. a cura di Milanesi, p. 78)
BOLOGNA
Chiesa di San Petronio
Due Agnoli di grandissimo rilievo e di bella proporzione
(Vasari, ed. a cura di Milanesi, p. 77)
Opera espunta:
FIRENZE
Palazzo Pitti, Museo degli argenti
Nocciolo di ciliegia con incise più di cento teste, racchiuso all’interno di una corona d’oro smaltato con diamanti e perla